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sara in spain

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sarainspain

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...che dire...nn amo molto parlare di me...posso solo affermare con sicurezza di essere la classica persona che o si ama o si odia...nn so perche'...mi rendo conto di essere lunatica,permalosa e rompiballe...ma credetemi...ho anche tante altre qualita' positive..besos.
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July 04

Ha inizio l'attacco finale della democrazia!!!!!

È passato l'emendamento D'Alia.

L 'attacco finale
alla democrazia è iniziato!

Berlusconi e i suoi sferrano il colpo
definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto
controllo.

Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il
cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri
provvedimenti scellerati come l 'obbligo di denuncia per i medici dei
pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senta
tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC), è stato
introdotto l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o
istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet". Il testo la
prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla
Camera l'articolo è diventato il n. 60. Anche se il senatore Gianpiero
D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice
lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della "Casta" che non
vuole scollarsi dal potere.

In pratica se un qualunque cittadino che
magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che
ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento
può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se
all'estero. Il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione
dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto
l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di
connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di
filtraggio necessari a tal fine. L'attività di filtraggio imposta
dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale
obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000
a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni
per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato, da 6 mesi a 5
anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine
pubblico o all'odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero
essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la
Casta con questa legge? Si stanno dotando delle armi per bloccare in
Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta
l'informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è
ormai l'unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro
è l'unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto
500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il
Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che vede
un'impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e
d'interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di
una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra
poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge
su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto
rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" il fenomeno
che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e
informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.

Obama
ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene
di censurarlo e di far diventare l'Italia come la Cina e la Birmania.

Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono
stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista
specializzata Punto Informatico.

Fate girare questa notizia il più
possibile. È ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani.
È in gioco davvero la democrazia!!!



July 02

PUTTANOPOLI

 
June 11

Io non capisco se il Paese si rende conto di quello che sta succedendo in Italia!!!!!!!!!!

Quello che sui giornali
non leggerete più

di GIUSEPPE D'AVANZO


Quello che sui giornali non leggerete più
"Se escono fuori registrazioni lascio questo Paese". Lo disse Berlusconi l'anno scorso, ad Ancona, e così annunciò la sua offensiva contro le intercettazioni. Più che un'offensiva, la distruzione risolutiva di uno strumento d'indagine essenziale per la sicurezza del Paese e del cittadino. "Permetteremo le intercettazioni - disse nelle Marche quel giorno, era aprile - soltanto per reati di terrorismo e criminalità organizzata e ci saranno cinque anni di carcere per chi le ordina, per chi le fa, per chi le diffonde, oltre a multe salatissime per gli editori che le pubblicano".

Come d'abitudine, il Cavaliere la spara grossa, grossissima, consapevole che quel che ha in mente è un obiettivo più ridotto, ma tuttavia adeguato alla volontà di togliere dalla cassetta degli attrezzi della magistratura e delle polizie un arnese essenziale al lavoro. E, dagli strumenti dell'informazione, un utensile che, maneggiato con cura (e non sempre lo è stato), si è dimostrato molto efficace per raccontare le ombre del potere. La possibilità di essere ascoltato nelle sue conversazioni - magari perché il suo interlocutore era sott'inchiesta, come gli è accaduto nei colloqui con Agostino Saccà o, in passato, con Marcello Dell'Utri - è per il Cavaliere un'ossessione, un'ansia, una fobia. Ci è incappato più d'una volta.

Nel Capodanno 1987, alle ore 20,52 dalla villa di Arcore (Berlusconi festeggia con Fedele Confalonieri e Bettino Craxi).
Berlusconi. Iniziamo male l'anno!
Dell'Utri.
Perché male?
Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze] di Drive In che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!
Dell'Utri. Ah! Ma che te ne frega di Drive In?
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più!
Dell'Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!
La conversazione racconta la familiarità tra il tycoon e un presidente del consiglio allora in carica che gli confeziona, per i suoi network televisivi, un decreto legge su misura, poi bocciato dalla Corte Costituzionale.
Già l'anno prima, il giorno di Natale del 1986, il nome di Berlusconi era saltato fuori in un'intercettazione tra un mafioso, Gaetano Cinà, e il fratello di Marcello Dell'Utri, Alberto.
Cinà. Lo sai quanto pesava la cassata del Cavaliere?
Dell'Utri. No, quanto pesava, quattro chili?
Cinà. Sì, va be'! Undici chili e ottocento!
Dell'Utri. Minchione! E che gli arrivò, un camion gli arrivò?
Cinà. Certo, ho dovuto far fare una cassa dal falegname, altrimenti si rompeva!
Perché un mafioso di primo piano come Cinà si prendesse il disturbo di regalare un monumento di glassa al Cavaliere rimane ancora un enigma, ma documenta quanto meno il tentativo di Cosa Nostra di ingraziarselo.
Al contrario, è Berlusconi che sembra promettere un beneficio ad Agostino Saccà, direttore di RaiFiction quando, il 6 luglio 2007, gli dice: "Io sai che poi ti ricambierò dall'altra parte, quando tu sarai un libero imprenditore, mi impegno a ... eh! A darti un grande sostegno". Che cosa chiedeva il premier? Il favore di un ingaggio per una soubrette utile a conquistare un senatore e mettere sotto il governo Prodi. O magari...
Ancora uno stralcio:
Saccà. Lei è l'unica persona che non mi ha mai chiesto niente, voglio dire...
Berlusconi. Io qualche volta di donne... e ti chiedo... per sollevare il morale del Capo (ridendo).
E in effetti, con molto tatto, Berlusconi chiede di sistemare o per lo meno di prendere in considerazione questa o quella attrice. Qualcuna "perché sta diventando pericolosa".

È l'ascolto di queste conversazioni, disvelatrici dei rapporti con una politica corrotta, con il servizio pubblico televisivo in teoria concorrente, addirittura con poteri criminali, che il premier vuole rendere da oggi irrealizzabile per la magistratura e vietato alla pubblicazione, anche la più rispettosa della privacy.
Per scardinare, nell'opinione pubblica, la convinzione che gli ascolti telefonici, ambientali, telematici servano e non siano soltanto una capricciosa bizzarria di toghe intriganti e sollazzo indecente per cronisti ficcanaso, Berlusconi ha costruito nel tempo una narrazione dove si sprecano numeri iperbolici ed elaborate leggende. Dice: "Si parla di 350 mila intercettazioni, è un fatto allucinante, inaccettabile in una democrazia". Fa dire al suo ministro di Giustizia che gli italiani intercettati sono addirittura "30 milioni" mentre sono 125 mila le utenze sotto ascolto (le utenze telefoniche, non gli italiani intercettati). Alla procura di Milano, per fare un esempio, su 200 mila fascicoli penali all'anno, le indagini con intercettazioni restano sotto il 3 per cento (6136).

Altra bubbola del ministro è che gli ascolti si "mangiano" il 33 per cento del bilancio della giustizia mentre invece sfiorano soltanto il 3 per cento di quel bilancio (per la precisione il 2,9 per cento, 225 milioni di costo contro i 7 miliardi e mezzo del bilancio annuale della giustizia). Senza dire che, per inerzia del governo, lo Stato paga al gestore telefonico 26 euro per ogni tabulato, 1,6 euro al giorno per intercettare un telefono fisso, 2 euro al giorno per in cellulare e 12 per un satellitare e l'esecutivo non ha tentato nemmeno di ottenere dalle compagnie telefoniche un pagamento a forfait o tariffe agevolate in cambio della concessione pubblica (accade all'estero).

Nonostante questa inerzia, le intercettazioni si pagano da sole, anche con una sola indagine. Il caso di scuola è l'inchiesta Antonveneta. Costo dell'indagine, 8 milioni di euro. Denaro incassato dallo Stato con il patteggiamento dei 64 indagati, 340 milioni. Il costo di un anno di intercettazioni e avanza qualche decina di milioni da collocare a bilancio, come è avvenuto, per la costruzione di nuovi asili.

Comunque la si giri e la si volti, questa legge serve soltanto a contenere le angosce del premier e dei suoi amici, a proteggere le loro relazioni e i loro passi, a salvaguardare il malaffare dovunque sia diffuso e radicato. Per il cittadino che chiede sicurezza e vuole essere informato di quel accade nel Paese è soltanto una sconfitta che lo rende più debole, più indifeso, più smarrito.

Se la legge dovesse essere confermata così com'è al Senato, i pubblici ministeri potranno chiedere di intercettare un indagato soltanto quando hanno già ottenuto quei "gravi indizi di colpevolezza" che giustificherebbero il suo arresto. E allora che bisogno c'è delle intercettazioni? Forse è davvero la morte della giustizia penale, come scrive l'associazione magistrati. Certo, è l'eclissi di un segmento rilevante dell'informazione. Da oggi si potranno soltanto proporre dei "riassuntini" dell'inchiesta e delle prove raccolte. Non si potrà pubblicare più alcun documento, nessun testo di intercettazione.
La cronaca, queste cronache del potere, però, non sono soltanto il racconto di imprese delittuose. Non deve esserci necessariamente un delitto, una responsabilità penale in questi affreschi. Spesso al contrario possono rendere manifesto e pubblico soltanto un disordine sociale, un dispositivo storto che merita di essere raccontato quanto e più di un delitto perché, più di un delitto, attossica l'ordinato vivere civile.

Immaginate che ci sia un dirigente della Rai che, in una sera elettorale, chiama al telefono un famoso conduttore e gli chiede di lasciar perdere con gli exit poll che danno un risultato molesto per "il Capo". Immaginate che il dirigente Rai per essere più convincente con il conduttore spiega che quello è "un ordine del Capo". Non c'è nulla di penale, è vero, ma davvero è inutile, irrilevante raccontare ai telespettatori che la scena somministrata loro, quella sera, era truccata?
Bene, ammesso che questa sia stata una conversazione intercettata recentemente in un'inchiesta giudiziaria, non la leggerete più perché l'ossessione del premier, diventata oggi legge dello Stato, la vieta. Chi ci guadagna è soltanto chi ha il potere. Chi deve giudicarlo non ne avrà più né gli strumenti né l'occasione.
June 09

oggi li ho risentiti dopo tantissimo tempo....per chi non li conosce...ecco qui una recenzione....sono troppo bravi!!!!!!!

C.O.D. - Preparativi Per La Fine 

C.O.D.

Preparativi Per La Fine

Risorge l’araba fenice del pop italiano, a riprova che le idee non invecchiano

Qualche anno fa, i trentini c|o|d (Crack Opening Displacement) costituivano una delle migliori promesse del panorama nostrano: passati alla Virgin dopo l’esordio su Magenta Records, fanno il loro debutto major con l’apprezzato “La Velocità Della Luce” (1999), cui segue un anno dopo l’Ep “Zapruder”. Poi il silenzio. Un silenzio discografico fatto di incomprensioni, litigi e avvocati, nonché di altre vicissitudini personali che fanno calare la band in un cono d’ombra, non un vero dimenticatoio quanto piuttosto la sua anticamera.

Poi, il ritorno: grazie all’intraprendenza della Fosbury (che a questo punto, al nono centro su altrettanti album pubblicati più una compilation, possiamo fregiare del titolo di miglior etichetta italiana), i provini per il seguito di “La Velocità Della Luce”, registrati tra il 2000 e il 2001 e –a questo punto inspiegabilmente- scartati dalla label di allora, vengono recuperati, remixati e rivitalizzati, impacchettati in un prezioso e bellissimo digipak e finalmente riportati dove meritano, cioè alle stelle e non nelle stalle.

Il gruppo di Emanuele Lapiana riesce alla perfezione nel quasi impossibile compito di coniugare orecchiabilità e ricercatezza: un pop sofisticato e contaminato da un’elettronica intelligente e mai invasiva (sublimi gli intarsi in “Lowrenzo” e “Canzone Contro Di Me”, probabilmente gli episodi migliori dell’intero disco), tuttavia tutt’altro che da sottofondo e nato invece per l’airplay e per gli alti volumi, con la visione di melodie irresistibili e testi brillanti e malinconici che corrono a braccetto per i Campi Elisi. I c|o|d fanno tutto questo e lo fanno bene, con uno stile personale che tributa, sì, Marlene Kuntz (nonché di riflesso Sonic Youth) e Diaframma, ma deriva da visioni ed elaborazioni proprie ed azzeccate. Se vogliamo, ricordano un po’ i mai troppo rimpianti Elettrojoyce in una versione meno autoriale e più pop, ma è meglio dire che sono i c|o|d e basta, perché queste canzoni hanno la forza e la maturità di camminare da sole.

Ascoltate un paio di volte “Preparativi Per La Fine” con la dovuta attenzione, e vi sorprenderete a cantare “Desolèe” e “Canzone Contro Di Me” nei momenti più impensabili, a perdervi nelle graziose esplosioni del primo singolo “Tsunami” e a necessitare di “Noiseterapia”. Ma lo zenit si ha con “Lowrenzo”, l`unico pezzo scritto dopo la fine dell’avventura con la Virgin e ad essa dedicato: per la melodia bella ma non scontata, le chitarre mutevoli come un mare inquieto e soprattutto il coprotagonismo dell’elettronica questo pezzo non sfigurerebbe in “Kid A” dei Radiohead, nonostante la lingua in cui è cantato (con un testo, tra l’altro, in cui un Lapiana densamente autobiografico supera se stesso). Speriamo che la fine di questo grande sogno, il cui epilogo sa essere comunque splendido, sia veramente l’inizio di qualcos’altro, perché se è vero che ti rendi conto di quanto qualcuno fosse prezioso quando lo perdi, il ritrovarlo significa non poterne più fare a meno
June 08

DIMISSIONI

ELPAI'S.com
Un uomo solo al telecomando
MARCO TRAVAGLIO 06/06/2009
Silvio Berlusconi ha annunciato nel programma "Matrix", trasmesso dall'emittente di sua proprietà Canale5, condotto da un suo dipendente: "Nei prossimi giorni farò un'azione mediatica per mostrare alla stampa straniera la vera situazione in Italia... La stampa americana ha fece bene a fare una campagna contro Bill Clinton: lui aveva mentito. Io no. Contro di me sono state dette solo calunnie e falsità".


Alla sinistra di Papi
La terra desolata
El fotógrafo Antonello Zappadu: "Me da más miedo Berlusconi que la guerrilla colombiana"
Anatomía de Berluscolandia

Silvio Berlusconi

A FONDO
Nacimiento: 29-09-1936 Lugar: Milán

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Il guaio è che Berlusconi, come diceva Indro Montanelli, il più grande giornalista che lo conosceva bene, "è un bugiardo sincero: crede alle bugie che racconta". Ma questa volta ha fatto male i suoi conti, perché nell'ultimo mese ha mentito ripetutamente non solo alla stampa e alla tv italiane, ma anche a quelle straniere. Che, diversamente dalla gran parte di quelle italiane, non sono di sua proprietà. Dunque non sono abituate a prendere per buone le sue bugie. Per questo il Cavaliere è tanto nervoso: nelle ultime settimane la realtà che lo insegue da trent'anni minacciando il suo mondo virtuale, il suo Truman Show, gli si è pericolosamente avvicinata. E molte delle bugie su cui aveva edificato il suo successo imprenditoriale e politico sono andate in frantumi.

L'inizio della frana è iniziato con la sentenza di condanna in primo grado a 4 anni e 6 mesi dell'avvocato inglese David Mills, giudicato dal Tribunale di Milano colpevole di essersi fatto corrompere da Berlusconi con 600 mila dollari in cambio delle sue false testimonianze in due processi a carico del Cavaliere alla fine degli anni 90: quello per le tangenti pagate alla Guardia di Finanza che ispezionava alcune aziende del gruppo Berlusconi e quello per i fondi neri accumulati sulle società off-shore (64 in tutto, secondo la società di revisione Kpmg) create dallo stesso Mills, dislocate nei paradisi fiscali, occultate nei bilanci del gruppo e utilizzate per varie operazioni illecite.

Quella sentenza, che non ha potuto condannare Berlusconi come corruttore di Mills perché lo stesso Cavaliere ha sospeso i suoi processi per legge, è una "summa" della sua carriera imprenditoriale. E smentisce platealmente la sua immagine di self made man, di grande tycoon che si è "fatto da sé". In realtà -secondo i giudici- Berlusconi pagò il silenzio di Mills per nascondere le illegalità con cui era diventato il padrone dell'editoria e della tv commerciale negli anni 80.

Tramite le società off-shore del comparto occulto All Iberian infatti, secondo i giudici, il Cavaliere pagò 23 miliardi all'allora premier socialista Bettino Craxi, autore di varie leggi su misura per legittimare il monopolio incostituzionale berlusconiano sulle tv private; finanziò prestanomi per controllare occultamente i pacchetti azionari di una pay tv italiana (Telepiù) e un'emittente spagnola (Telecinco) aggirando le leggi antitrust; versò svariati miliardi in nero al suo avvocato Cesare Previti, che li usava anche per corrompere giudici (compreso il giudice Vittorio Metta, autore di una sentenza comprata che nel 1990 sottrasse la Mondadori, il primo gruppo editoriale italiano, al suo legittimo proprietario, Carlo De Benedetti, per girarlo a Berlusconi);e così via.

Se Mills avesse detto tutta la verità, Berlusconi avrebbe rischiato una pesante condanna nel processo Guardia di Finanza, che si chiuse invece con la condanna dei manager berlusconiani Salvatore Sciascia (per corruzione) e Massimo Maria Berruti (per favoreggiamento), ma con l'assoluzione del Cavaliere per "insufficienza di prove". Sciascia e Berruti, oggi, sono deputati nel partito di Berlusconi.

Non bastasse la sentenza Mills, ecco le inquietanti dichiarazioni di un'altra persona che il Cavaliere lo conosce bene, avendo vissuto con lui per ben 29 anni: la sua seconda moglie Veronica Lario, che ha annunciato il divorzio perché il marito-premier "frequenta minorenni" e "non sta bene".

L'equilibrio mentale e le frequentazioni di un capo di governo sono fatti pubblici, non "gossip" come il Cavaliere e i suoi dipendenti sparsi nelle tv e nei giornali hanno tentato di qualificarli.

Tantopiù se il protagonista ha sempre mescolato la sua vita privata e quella pubblica per accreditarsi come marito esemplare con una famiglia modello, distribuendo addirittura fotoromanzi patinati ai suoi elettori. Tantopiù se è solito recarsi in udienza dal Papa, baciargli devotamente l'anello e proclamarsi "difensore della famiglia tradizionale di santa Romana Chiesa". Professioni che mal si conciliano con le fotografie che lo ritraggono nella sua villa in Sardegna in compagnia di ragazze allegre e senza veli, per giunta aviotrasportate su aerei di Stato a spese dei contribuenti.

Lo stesso Berlusconi ha scelto di rispondere pubblicamente alle accuse della moglie, prima su Rai1, poi a France2, infine alla Cnn. Lì ha fabbricato varie versioni dei suoi rapporti con una ragazza napoletana, Noemi Letizia, che lo chiama "papi" e al cui 18° compleanno lui stesso ha preso parte a fine aprile. Ha raccontato di essere amico del padre della ragazza, Elio Letizia, messo comunale, perché "era l'autista di Craxi". Falso: Letizia non è mai stato l'autista di Craxi. Ha raccontato di aver "visto Noemi tre o quattro volte, sempre in presenza dei genitori". Falso: Noemi era con lui senza i genitori nel novembre scorso, a una cena ufficiale a Roma; ed era di nuovo con lui fra Natale e Capodanno, senza i genitori ma con un'amica, anch'essa minorenne, a Villa Certosa in Sardegna. Ha raccontato di aver conosciuto papà Letizia "oltre dieci anni fa", cioè intorno al 1997-98 e Noemi "durante una sfilata di moda": ma nel 1997-98 la ragazza aveva 6 o 7 anni e, per quanto precoce, difficilmente si esibiva in sfilate di moda.

Oltretutto Elio Letizia fa risalire l'amicizia al 2001, cioè a 8 anni fa, mentre l'ex fidanzato della ragazza giura che il Cavaliere non conosceva Elio, ma telefonò direttamente a Noemi per la prima volta nell'ottobre-novembre 2008, dopo averla vista in un book fotografico in abiti succinti. Resta da capire perché Berlusconi e Letizia non si decidano a dire la verità e, dunque, quale segreto nascondano.

Intanto si sgonfiano l'una dopo l'altra tutte le altre balle che hanno contribuito a consolidare il consenso berlusconiano. L'incauta promessa dell'immediata ricostruzione ("entro settembre") della città dell'Aquila devastata dal terremoto si sbriciola contro la scarsità di denaro pubblico a disposizione e suscita le ire dei terremotati, rinchiusi nelle tendopoli sotto il caldo torrido. E l'idea di trasferire il G8 all'Aquila rischia di trasformarsi in un boomerang, con scene di protesta in mondovisione.

Anche la brillante soluzione dell'emergenza-rifiuti a Napoli si sta rivelando un bluff: i rifiuti sono accumulati, tali e quali, senz'alcun trattamento, in alcune discariche ormai esaurite, mentre il famoso inceneritore di Acerra (che non potrebbe comunque bruciare tutto), inaugurato in pompa magna nel mese di marzo, non è ancora funzionante. Intanto la magistratura indaga sui responsabili governativi dello smaltimento rifiuti per truffa allo Stato.

Le promesse di maggior sicurezza contro la criminalità sbattono contro la triste realtà del paese dell'impunità. Gli sbarchi dei clandestini dall'Africa, da quando Berlusconi è tornato al potere, sono triplicati. Il governo ha fatto ricorso a brutali respingimenti in alto mare, scontrandosi con l'Onu e col mondo cattolico.

Qualche giorno fa, la questura di Roma ha tentato di nascondere due stupri avvenuti in poche ore nella Capitale (ora governata dal centrodestra): solo quando i giornalisti, informati da fonti ufficiose, han cominciato a tempestare la questura, hanno avuto finalmente conferma dei due fattacci, con 40 ore di ritardo.

Intanto Berlusconi, che aveva annunciato per metà giugno una visita alla Casa Bianca su invito di Barack Obama, fingeva di "rinviare" la spedizione: in realtà non c'era alcun invito.

Stessa tecnica menzognera è stata adottata per la cessione del campione brasiliano del Milan, Kakà, al Real Madrid: tutti ne parlano da settimane, ma il Cavaliere (padrone del Milan) preferisce prendere tempo, per annunciare la notizia solo dopo le elezioni, temendo la reazione degli elettori milanisti.

Se i contraccolpi delle balle sgonfiate non si faranno sentire già alle elezioni europee, è solo perché l'informazione - salvo rare eccezioni - è saldamente nelle mani di Berlusconi. "Un uomo solo al telecomando" lo definiva Enzo Biagi, altro grande giornalista.

Negli ultimi giorni il premier ha imperversato sui teleschermi con decine di monologhi negli studi di emittenti pubbliche e private, violando le regole della par condicio, perlopiù intervistato da suoi dipendenti genuflessi.

Uno di questi, nel programma Mattino Cinque (su Canale5), l'ha addirittura ringraziato "per aver accettato di farsi intervistare". Poi gli ha servito alcuni assist facili facili: "Perché la attaccano sul privato e la demonizzano?", "perché il Times la attacca?", "ci spieghi che cos'ha fatto il suo governo". Il conduttore di Porta a Porta, su Rai1, in due ore di finta intervista senza domande, gli ha domandato mellifluo: "Presidente, perché secondo lei la sua vicenda privata ha influenzato in modo così anomalo la campagna elettorale?".

Poi ha trasmesso un servizio sulla sua visita a Bari, un bagno di folla "quasi imbarazzante, il miglior antidoto ai veleni della politica", con un "indice di popolarità oltre il 70%" che consente al premier di "buttarsi alle spalle le vicende personale e tuffarsi tra la gente, deciso a non mollare". La direttrice dei servizi parlamentari della Rai, cioè del servizio pubblico, Giuliana Del Bufalo, al termine di un'intervista al premier, l'ha avvertito: "Ci resta un minuto, non c'è più tempo per altre domande". E Berlusconi: "Posso sfruttarlo io?". E la giornalista: "Si figuri, lei è il padrone di casa...".
June 01

ma da chi cazzo siamo governati ..puntata 7!!

Berlusconi e Noemi Letizia, ovvero i soldi e la figa… ma soprattutto la tristezza e la pena per un uomo piccolo e solo

Posted on Maggio 30, 2009 by Alessio in Asia

b e figaL’immagine che si è creata intorno a Berlusconi è molto diversa dalla realtà. Siamo abituati a vederlo tutti i giorni monologare da un palco, con mille microfoni attorno. Appare sempre attorniato e acclamato da folle di gente entusiasta o da aule di distinti signori in giacca e cravatta. Il capo è sempre sorridente e sicuro di se, ha sempre delle ricette pronte, spaccia un fantomatico futuro migliore, attacca, afferma di essere sempre dalla parte del giusto e di non commettere mai errori, nemmeno quando viene condannato o quando si scopre che ha frequentato mafiosi e si è contorniato da criminali. A forza di bombardamenti televisivi è passata l’idea di un uomo ricco e potente, felice e circondato da uomini fedeli e donne che lo adulano. Sembrerebbe un uomo forte e felice. Ma l’immagine mediatica di quest’uomo potrebbe essere lontana anni luce da quella reale. Le ultime vicende, in particolare il caso Noemi, lasciano trapelare una realtà molto diversa.

Chi è l’uomo Berlusconi? E’ interessante ripercorrere velocemente la sua vita per cercare di intuire la sua personalità.

Berlusconi sin da ragazzo ha mostrato di avere un unico chiodo fisso, un’ossessione: il denaro. Al liceo classico Sant’Ambrogio di Milano era un ragazzino di famiglia piccolo borghese, basso e grassoccio. I compagni lo ricordano come un secchione che si faceva pagare per passare i compiti. All’università, Berlusconi è ricordato come quello che vendeva spazzole elettriche porta a porta, esperienza che gli sarà utile nello sviluppare l’arte di convincere le persone, soprattutto le casalinghe. Tra gli altri lavoretti che svolge da giovane, fa il fotografo ai matrimoni e ai funerali, suona il basso e canta nella band dell’amico d’infanzia Fedele Confalonieri (anche sulle navi da crociera). Una volta laureatosi, nel 1961, per motivi mai chiariti non fa il servizio militare. Subito si sposa e inizia la carriera di imprenditore con l’aiuto del padre, impiegato alla Banca Rasini, dove lavorò fino a diventarne Procuratore Generale. (La stessa banca diventerà famosa negli anni Ottanta per le dichiarazioni di Michele Sindona che la legarono alla Mafia siciliana per il riciclaggio dei soldi al Nord.) Quando negli anni ‘70 diventa un palazzinaro miliardario, Berlusconi è già sulla quarantina, è sempre basso e grassoccio e inizia ad avere problemi di calvizie. Negli anni ‘80 inizia il grande business della televisione e della pubblicità. Berlusconi diviene uomo di spettacolo, divorzia dalla prima moglie e si accompagna con un’attrice che poi sposa E’ lecito pensare che il “successo” di Berlusconi con le donne arrivi proprio in questo periodo, in età oramai avanzata, e si tratti di un successo largamente dovuto alla sua ricchezza e potenza.

Negli ultimi anni, piu’ Berlusconi invecchia e piu’ iniziano a uscire dichiarazioni, voci o foto compromettenti. Compromettenti soprattutto per uno che si è buttano in politica spacciandosi come il difensore dei valori tradizionali, come quello della famiglia. E invece vecchi scandali si sommano a nuove situazioni piccanti e poco chiare, condite da menzogne varie e imbarazzanti “no comment”. Dalle foto di “Chi” con tre donnine-veline nella sua villa sarda, passando per il presunto “pompino” che sarebbe valso alla Carfagna un posto da ministra, alla presunta relazione con l’annunciatrice Virginia Sanjust, fino alla recente vicenda Noemi Letizia, in cui sembra che l’ultrasettantenne si sia messo a corteggiare via telefonino una minorenne napoletana che aveva inviato delle sue foto per entrare nel circo televisivo, per poi incontrarla ripetutamente e in privato…

Da ultimo, si è scoperto che delle 50 donne che Berlusconi b a la faccia vostraaveva radunato a capodanno in una sua villa sarda, la metà erano pagate 1500 euro al giorno per stare li. Non erano affatto “amanti” o “amiche” di Berlusconi nel senso che noi comunemente diamo alla parola “amore” o “amicizia”. Nessuna persona normale ha mai pagato o è mai stato pagata per passare del tempo con i propri amici, o amiche, o fidanzate.

Ora fermatevi un attimo. Provate un momento ad immaginare la scena: un ultrasettantenne tirato su alla bella e meglio con lifting, liposuzioni, lampade abbronzanti e cerone, costretto a pagare le persone che passeranno il capodanno con lui. Vi rendete conto? Sono sicuro che ciascuno di voi, se avesse una villa, potrebbe organizzare una festa di capodanno con decine e decine di amici. Senza bisogno di pagare la gente per venire. Ognuno potrebbe portare qualcosa da bere e da mangiare ed ecco che si potrebbero passare delle serate simpatiche. Ma quella di Berlusconi è una festa in cui gli ospiti, o meglio LE ospiti (decine di giovani donne aspiranti attricette e vallette), sono PAGATE per essere presenti… e quelle che non sono pagate 1500 euro al giorno, sono li perchè il vecchio ultrasettantenne ricco e potente gli ha promesso un lavoro nel mondo dello spettacolo o della politica. E comunque gli ha pagato il viaggio.

Dunque l’harem berlusconiano sembra essere un vero e proprio harem da decadenza dell’Impero Babilonese, Romano o Ottomano, da Satyricon di Fellini, con la differenza che le schiave vengono oggi “comprate” con un mucchio di soldi o con le promesse di una carriera di successo in televisione. Questa piccola differenza tra le corti dei sultani di Costantinopoli e la villa Certosa del sultano moderno, detto anche Presidente o Cavaliere, è semplicemente la differenza tra ere in realtà non dissimili: l’approssimarsi della fine di un Impero e l’approssimarsi della fine del capitalismo straccione e senza valori dell’Italia di oggi.

La scena è desolante, da Repubblica sudamericana del secolo scorso, dove i dittatori si ingozzavano di carne e vino e facevano la bella vita mentre milioni di cittadini pativano la fame. E’ chiaro perciò che, una volta scostato tutto il ciarpame, quello che rimane è un solo uomo, un uomo solo come solo un re, un sultano, un dittatore, un potente o un miliardario può essere. Un uomo contornato solo da ballerine e prostitute, giullari e dipendenti, comprati e stipendiati, da opportunisti, non da veri amici.

Che tristezza.

Che deserto morale.

Che pena che fa, quest’uomo.

E ricordate quando è andato da Vespa, utilizzando il servizio pubblico per monologare riguardo al caso Noemi? Quando non ha risposto a nessuna domanda se non agli assist di De Bortoli e Vespa, che gli ha anche baciato la mano? Ebbene, anche li Berlusconi – per rispondere alle accuse della moglie che rivelò che l’inventore dei “Family Day” alle feste di diciotto anni dei figli non c’è MAI andato (e meno male che “la famiglia è sacra”) – confessò in tutta semplicità che alla festa per i 18 anni della figlia Barbara effettivamente non è andato, però l’ha «sostenuta finanziariamente». L’ha pagata. E l’ha pagata anche parecchio – ha sottolineato il miliardario senz’anima – perché «gli invitati erano in maschera del ‘700 veneziano». Quindi, secondo il cervello di Berlusconi, la Lario non dovrebbe rinfacciargli niente. Lui paga e quindi ha ragione. Lui i figli non li cresce, se ne frega, ma manda i soldi regolarmente. E parecchi. Questa è la vera morale di Berlusconi. Non c’è bisogno di niente altro per raccontarlo. Ne emerge un’immagine agghiacciante. Viene rivelata la sua confusione totale dell’affetto con i soldi, la sua gelida convinzione che il denaro possa sostituire i sentimenti e l’amore. Che anche i rapporti umani si possano comprare. Che non serva stare vicino ai propri figli. Che nella vita servono solo i soldi.

noemi sale in autoQuesto è Berlusconi, cari italiani. Un uomo abituato sempre a comprarsi le persone facendo giganteschi “regali”, dalle tangenti a Craxi a quelle alla Guardia di Finanza, dai calciatori come Lentini pagati in nero ai 600mila dollari a Mills, dai tentativi d’acquisto dei senatori del Governo Prodi (riusciti quelli di Dini e Mastella, fallito quello di Willer Bordon) alle candidature nel suo partito di ragazze del Grande Fratello e dell’Isola dei Famosi fino ai giganteschi regali alle ragazzine – la Mini Minor e i gioielli raccontati da “Il Riformista”. E anche gli amici piu’ vicini a Berlusconi potrebbero essere solo dei “comprati”. Si conosce l’esistenza di un patto di sangue e d’acciaio con i suoi decennali piu’ stretti collaboratori – Previti, Confalonieri, Dell’Utri… Questo patto, questi scambi di favori, non gli permetteranno mai di sapere chi gli vuole davvero bene e chi invece è solo un parassita, un uomo che lo sfrutta a sua volta per il suo sporco interesse.

Questo è il quadro.

Sembra strano, Berlusconi detiene un immenso Potere Economico, Legislativo, Esecutivo e Mediatico (cioè la capacità dei mass media di influenzare le opinioni e le scelte dell’elettorato)… è indubbiamente l’uomo più potente d’Italia… ma oramai ci appare per quello che è sempre stato e che tutti i soldi del mondo non possono comprare: un omino piccolo piccolo.

E ci fa pena.

PD*27011133

April 04

MA DA CHI CAZZO SIAMO GOVERNATI.......PUNTATA 6!!!!!!!

 

 

 

secondo voi c'è anche da commentare!!!!!!!!!!!!!!!!!!?????????????????????

March 18

...ma vattene ai Caraibi....e restaci!!!!!!!!!!

Il presidente del Consiglio: "Sono otto settimane che non faccio un giorno di riposo"
"Lo faccio soltanto per senso di responsabilità. Ma sono disperato..."

Napoli, lo sfogo di Berlusconi
"Fare il premier mi fa schifo"

NAPOLI - Si dice "disperato". E torna a ripere quanto il lavoro del politico gli "faccia schifo". Serata di svago per Silvio Berlusconi al teatro Quirino di Napoli. Ieri sera tra il primo e il secondo atto il premier si concede un bagno di folla. "Sono otto settimane che non faccio un giorno di riposo" scherza nel foier con il pubblico. "Ma lei si diverte", lo punzecchia una signora. "No, a me non piace quello che faccio - replica il Cavaliere - lo faccio solo per senso di responsabilità. Mi fa schifo quello che faccio. Sono disperato...".

"Sono abituato a lavorare - riprende Berlusconi sorridendo - pensi che per 21 giorni non ho mai dormito due notti consecutive nello stesso letto". "E' stata una tournee", ribatte un signore. "No - risponde il Cavaliere - perchè in tourneè si recita sempre la stessa parte. Io ogni giorno devo invece cambiarla".

Non è la prima volta che Berlusconi tocca il tasto del "sacrificio" che gli costerebbe fare il lavoro del politico. Quello stesso che più volte ha sbeffeggiato pubblicamente, attaccando "i politici di professione", quelli "solo chiacchiere" e "niente fatti". Opponendoli a quelli come lui, gli uomini "del fare". Ricordando, con orgoglio, la sua ascesa imprenditoriale.

Sospirando quando, elenca le sue innumerevoli case al mare, dalla Sardegna ai Caraibi, che non si può "godere". Elencando minuziosamente i tempi, sempi più stretti della sua giornata. "Dormo poche ore al giorno e il resto lavoro" ha ripetuto più volte. "Sono uno di voi" non perde occasione per dire ogni volta che si presenta davanti ad una platea di industriali. Uno di loro che però da 15 anni resta tenacemente attaccato a quel lavoro che, di tanto in tanto, dice di detestare. Ma di cui, evidentemente, non può fare a meno. "Ma solo per il bene degli altri". Ovviamente.
March 17

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Barack Obama (Foto d'archivio)

Il consigliere di Obama

di Stefano Vaccara

15-02-2009

Mercoledì, 11 febbraio, 2009.
"Pronto Presidente, c'é il Presidente degli Stati Uniti al telefono".
"Ah, il mio caro amico George, però non è più presidente. Va beh, chissà come se la passa in Texas..."
"Hello Silvio, it's Barack, how are you?".
"Come Barack? Obama, il presidente americano?"
"Sure Silvio. But call me Barack. How're  you doing?"
"Ma sua eccellenza Obama, che immenso piacere risentirla, io sono onorato, commosso, non ci speravo che..."
"Che ti chiamassi? Beh, dopotutto Silvio tu sei il capo del governo del Paese che ha per capitale Roma, dove vive il Papa, e la maggioranza dei cattolici americani ha votato per me e io so portare rispetto. E poi l'Italia ha tanti soldati in gamba in posti caldi del mondo che ci stanno dando una mano e io so essere riconoscente. Sei pure alla presidenza di turno del G7. Insomma non potevo più aspettare. Certo, se fosse stato per Hillary, avrei dovuto darti una lezione..."
"Hillary? Mannaggia, ma se con suo marito li ho trattati da reali, non se la ricordano più la prima volta nella reggia di Caserta?
"Hillary dice che devo fare di tutto per farti cadere, così tornano al potere gli amici dei democratici, come si chiamano insomma quelli che prima di perdere con te fanno i sindaci a Roma. Ma io non sono partigiano come Hillary. Silvio, stai tranquillo, per me conta solo l'interesse dell'America. Andiamo al sodo. Ti chiamo perché le cose si mettono veramente male. Qui siamo sull'orlo dell'abbisso, una catastrofe. Le banche americane hanno più buchi del formaggio svizzero, la valanga di disoccupati è inarrestabile..."
"Eccellenza, non sia così pessimista dopo tutto..."
"Silvio, dannazione chiamami Barack, eccellenza mi fa sentire come uno della tua età. Allora, se sprofondiamo noi, tiriamo tutti dentro e crolla il mondo. Insomma le soluzioni vanno coordinate. L'Europa è messa male, addirittura le banche inglesi sono più scassate delle nostre. Però i miei consiglieri mi stanno dicendo che voi italiani siete meno colpiti. Spiegami Silvio la situazione".
"Presidente, in effetti noi abbiamo gravissimi problemi, però forse perché ci siamo più abituati, e poi le banche mica li prestavano i soldi così facilmente, sa qui si pensa che fidarsi è bene non fidarsi è meglio. Comunque, bisogna essere ottimisti come fate sempre voi americani. Io lo dico a tutti, tutto va bene, così se tutti ci credono, tutto andrà bene".
"Ma che stai farfugliando, Silvio? Insomma quale è il tuo piano? Hai consigli da darmi? Mi hanno detto che a Bush ne davi tanti ma lui non ti ascoltava mai... Non voglio fare lo stesso errore: allora che consigli hai? Come stai tenendo a galla l'Italia, please?"
"Eccellenza Obama, io sono onoratissimo. Però vede, i nostri paesi sono molto diversi. I sistemi politici, le economie, la cultura, la mentalità insomma ciò che va bene qui non può..."
"Allora non mi vuoi aiutare?"
"Ma come no, solo che, uhm vediamo. Ecco, per esempio, se proprio non si possono tagliare le tasse, non fa niente, l'importante è non farle pagare troppo."
"Come?"
"Ecco, appunto, non potete capire...".
"No, continua, mi interessa. Allora le tasse non le faccio pagare. E come si fa?"
"Le tasse si fanno pagare, ma non troppo, insomma si chiude un occhio, e mica solo con il gioielliere mio elettore, ma anche con il meccanico, l'elettricista, l'insegnante... Insomma si lascia alla gente più soldi, che invece di darli al governo che li spende male li fa girare, e così l'economia in Italia si muove più di quello che dicono i numeri. Poi, se sopratutto al Sud, ecco diciamo se certa industria non appare, se è invischiata con cosucce ma se tutto ciò porta lavoro, fa campare i disoccupati, fa girar soldi... Il mercato sommerso è pur sempre un mercato, e di questi tempi per fortuna che almeno quello c'é. Certo se anche l'Fbi si concentrasse solo sui terroristi e non troppo su chi fa comunque business... Insomma nel governo non essere troppo efficenti non è sempre un male, altrimenti si rischia di spezzare le ali all'iniziativa degli italiani... "
"Silvio, non ho nulla da perdere. Dirò a tutti i miei consiglieri economici di seguire meglio l'Italia, bisogna cominciare ad imitare gli italiani prima ancora di sapere cosa l'Italia farà. Grazie Silvio, l'America sarà sempre al tuo fianco".
"Un momento eccellenza, questo valeva per l'Italia, ma l'America non può, anzi voi americani dovete comunque restare uno stimolo ben regolamentato, altrimenti noi qui, aspetti Mr. President, non vorrei che poi... Pronto? Hello, hellooo? Ha riattaccato. Oddio, che ho fatto, adesso sono veramente preoccupato. Madonnina come sono preoccupato per la crisi, aiuto, come faccio adesso a sorridere...."

March 12

Io non lo reggo...cm devo fare???

 
March 11

Elephant...Damien Rice

 
March 06

I MONOLOGHI DELLA VAGINA

 
I MONOLOGHI DELLA VAGINA
di Eve Ensler

"Vagina. Vagina. Puoi dirla quante volte ti pare, ma non suona mai come una parola che hai voglia di pronunciare. E' una parola assolutamente ridicola, non ha niente di sexy."

L'ironica e brillante Eve Ensler decide di contrastare, in questo suo libro (che è diventato poi una pièce teatrale di grande successo), il perbenismo e l'apparato repressivo che condiziona le donne e le convince  a negare il loro "secondo cuore". L'autrice si propone di restituire alla parola 'vagina' corpo (fisicità), dignità e orgoglio; non a caso le donne, anche  le più consapevoli e libertarie, non parlano mai della loro vagina, intimorite dall'aura medica o dal presupposto pornografico legato a questo termine. Del resto colpevolizzare e censurare il termine corrisponde a negare la propria fisionomia (sessuale, culturale); la vagina negata diventa invisibile, sconosciuta, privata. Eve Ensler intervista un gruppo eterogeneo di donne, di ogni eta', razza, classe sociale, ne registra le testimonianze, ripercorre le vicende e le fasi della loro maturazione fisica e culturale (sono, naturalmente, considerati argomenti associati alla vagina: sessualità, mestruazioni, parto), per andare oltre, alle radici della timidezza e della volonta' autocensoria.

Un collage di storie e... Vagine, un caleidoscopio di vissuti fragili, orgogliosi, coraggiosi. Il risultato è - a tratti - esilarante; è il caso del capitolo intitolato: "Se la tua vagina potesse parlare cosa direbbe?", o della fantasiosa definizione di tipologie di orgasmo. La dimensione ironica, trasgressiva e giocosa non ignora realta' drammatiche e scottanti: l'autrice raccoglie le testimonianze di giovani donne sopravvissute ai "campi di stupro" in Bosnia, denuncia le pratiche atroci ancora in uso in società maschiliste e fondamentaliste, l'infibulazione, la clitoridectomia (la negazione del piacere femminile  diventa metafora della negazione del potere contrattuale della donna nel contesto sociale in cui vive). Si avverte, a monte, la lunga militanza dell'autrice  come attivista per i diritti delle donne, e la presenza, invisibile e costante, dei testi sacri del femminismo ("La mistica della femminilità" della Friedan, "Il secondo sesso" della De Beauvoir).

Della 'nostra' Franca Rame e dei 'suoi' meravigliosi monologhi sul tema repressione - liberazione - rivoluzione al femminile, la Ensler non parla affatto. Forse è questo l'unico difetto ascrivibile al suo bel libro da leggere, regalare (anche solo prestare!), divulgare!

 

 

 

 

 

February 25

Sincerità

 
January 26

MA DA CHI CAZZO SIAMO GOVERNATI...????...PUNTATA 5

 
 
SAI KE???VAF-FAN-CU-LO!!!!!!!!!!!!!!!!
 
 
 
January 12

Grazie per l'immensità che ci hai lasciato..............